A Capocolonna il ministero preferisce il cemento


Il parcheggio non è un parcheggio, il cemento serve a proteggere i reperti dalle intemperie  calpestio di centinaia di persone, ma per metterlo velocemente e risparmiare sono state utilizzate le betoniere, il progetto contestato non è quello definitivo e l’ingombrante tettoria da 150 mila euro sul mosaico va bene così.

Questa in sostanza la risposta che il Ministero dei beni culturali ha dato al senatore del Movimento Cinque Stelle, Nicola Morra, riguardo il progetto di tutela e valorizzazione dei reperti archeologici di Capocolonna nell’aria del santuario mariano.
L'area del santuario di Capocolona

L’area del santuario di Capocolona

Per il ministero va tutto bene così: il cemento – lo chiamano magrone ma sempre cemento è – serve a tutelare i reperti del foro romano che è stato trovato nel corso dei lavori; per giunta, nella risposta è spiegato che “va preliminarmente esclusa l’ipotesi di realizzazione di un parcheggio dal momento che è prevista proprio la realizzazione di opere volte ad impedire il transito nell’area interessata dalla presenza dei resti archeologici a differenza di quanto accadeva prima della cantierizzazione”. Per quanto riguarda l’uso del cemento, il ministero risponde che “si rende necessario per la cattiva conservazione dei resti” mentre l’alternativa proposta di una musealizzazione in situ dei resti portati alla luce “comporterebbe la necessità di una continua ed onerosa manutenzione” soprattutto per le condizioni climatiche dell’area. Viene da dire: alla faccia della valorizzazione di cui parla il progetto finanziato per questo scopo con 2,5 milioni di euro.

Il Ministero dei beni culturali sembra davvero poco attento alla cultura ed alla storia quando in pratica sostiene che non ne vale la pena neppure di mostrare quei reperti conservati solo a livello di fondazione. Per cui è meglio coprirli per conservarli. Non solo, il paradosso è che il Ministero giustifica l’utilizzo delle betoniere sul sito archeologico per accelerare l’operazione e risparmiare sui costi. Peccato che nella stessa risposta poco prima, l’ispettore incaricato dal ministero di redigere la risposta (che non ha firma) aveva scritto che l’utilizzo del magrone serviva “a sopportare le sollecitazioni dovute al peso costituito dal gran numero di frequentatori del sagrato”. Fate voi i calcoli sul peso delle betoniere e delle persone, in matematica non sono bravo.

mosaico capocolonna

mosaico capocolonna

Dalla risposta viene fuori anche una novità: il progetto della tettoia che dovrà coprire il mosaico delle terme (che si trova poco distante dal santuario mariano) non è quello. E’ un altro. Quello contestato dalle associazioni – che lo ritengono sovradimensionato – è stato modificato nella sua stesura definitiva: i pali di sottofondazione non sono più di 60 cm, ma di 20. Inoltre è confermato che la tettoia non servirà a rendere fruibile il mosaico che resterà coperto sotto la ghiaia ed il tessuto non tessuto. Perché? Indovinate? Servirebbe troppa manutenzione. Il Ministero che tutela e valorizza i beni culturali forse preferisce nasconderli. Sotto il cemento o sotto una tettoia non fa differenza.