Aeroporto, la Corte dei conti Ue: spesi male i fondi

Mentre lo scalo aeroportuale di Crotone brucia record di passeggeri grazie a Ryanair, la Corte dei conti europea boccia la gestione dei fondi strutturali investiti dal 2006 al 2011 per i lavori allo scalo pitagorico sottolineando come essa sia dipesa dall’indecisione della politica nello scegliere su quale aeroporti calabrese investire. E’ quello che si evince dalla relazione della Corte dei conti dell’Unione europea che ha messo sotto la lente i finanziamenti europei concessi a aeroporti italiani, spagnoli, greci, polacchi ed estoni.

L'aeroporto di Crotone

L’aeroporto di Crotone

I progetti “finanziati dalla Ue per gli aeroporti non assicurano sempre un impiego ottimale delle risorse”, sostiene la Corte dei Conti Ue nella sua relazione che prende in esame anche gli aeroporti italiani di Alghero, Catania, Comiso, Crotone e Napoli.
A livello generale emerge “la mancanza di un’adeguata capacità di pianificazione e previsione, scali troppo vicini gli uni agli altri, e progetti troppo grandi rispetto a numero di aerei e passeggeri”. Tra i cinque scali italiani presi in esame, Crotone è quello a suscitare i maggiori dubbi. “Qui – spiega il magistrato contabile – i soldi non sono stati spesi in modo saggio”. I fondi europei presi in considerazione per lo scalo calabrese ammontano a 4,736 milioni di euro per lavori iniziati nel 2006 e terminati nel 2011. Le carenze, secondo quanto spiegato, dipendono in larga parte dal fatto che c’è stata una certa indecisione da parte delle autorità se puntare su Crotone o su Lamezia Terme, scalo competitor diretto. L’Italia, nonostante vari deficit rilevati, comunque ne esce “abbastanza bene”, spiega il capo degli auditor Luc T’Joen. Il problema “cruciale” che viene segnalato come “fil rouge” per l’Italia, tra i primi tre beneficiari dei fondi strutturali per la realizzazione di infrastrutture aeroportuali (tra il 2000 ed il 2013), è “la mancanza di coordinamento per la connessione ferroviaria”. Difetto che peraltro era stato “rilevato in passato anche con l’indagine sui porti marittimi”.  Ma evidenzia T’Joen “le autorità italiane sembrano aver compreso il problema” ed essere intenzionate ad intraprendere delle azioni nel periodo 2014-2020.