Apollo Aleo, il fascino di un Dio in mostra


Lo sguardo fiero di un Dio. Uno sguardo magico perché non ha gli occhi, ma incute potenza. Affascina. Proprio come un Dio. Quel Dio greco per il quale 2.500 anni fa qualcuno creò dal marmo quel capolavoro che dal 2 aprile scorso è in mostra al museo di Cirò Marina: l’acrolito di Apollo Aleo. Un reperto unico nel suo genere che venne rinvenuto nel 1924 dall’archeologo Paolo Orsi nel corso della bonifica della palude di Punta Alice. Da quel giorno venne custodito al museo nazionale di Reggio Calabria.

L’acròlito (dal greco “àkros” “in cima, alto, estremo” e “lithos” “pietra”), è un tipo di statua che presso gli antichi Greci – e talora anche presso i Romani – veniva realizzata solo nella testa, nelle braccia o mani e nei piedi, utilizzando pietra, marmo o avorio; tutto il resto della statua veniva realizzato con materiale meno pregiato o deperibile (p. es. legno) o non esisteva affatto, trattandosi unicamente di una struttura di sostegno o di una impalcatura che manteneva le estremità scolpite. Questa struttura veniva poi rivestita con veri panneggi in tessuto. (da Wikipedia, acrolito)

 

L’acrolito di Apollo Aleo è uno dei pochi rinvenuti al Mondo. Un pezzo così importante che quando fu esposto a New York ebbe un tale successo che invece del solo anno di mostra previsto ci rimase per quattro anni durante i quali la folla faceva la fila per vederlo.

Apollo Aleo da Punta Alice dal 1924 è andato in giro per il mondo ma non era mai tornato a casa. Lo ha fatto il 1° aprile quando è arrivato a Cirò Marina, nel piccolo ma ricco museo civico dove è esposto dal 2 aprile e vi resterà fino al 15. Visite gratuite.

Un risultato voluto con determinazione dal sindaco Roberto Siciliani e dalla sua giunta ed ottenuto grazie alla collaborazione della Soprintendenza archeologica della Calabria.

Guardarlo affascina. Soprattutto per chi non lo ha mai visto prima, non si riesce a staccare il viso da quel volto così perfettamente delineato nella pietra di marmo. Le labbra, il naso, le orecchie rasentano la perfezione. Altro che stampa 3D. Venticinque secoli fa gli uomini creavano queste bellezze per adornare i loro tempi. L’Apollo Aleo è una creazione del periodo classico (era ancora in attività Fidia) realizzata proprio nell’antica Krimisa con marmi giunti in Magna Grecia dalle isole greche. A scolpirlo furono italioti, ovvero greci che erano arrivati sulle coste italiane per colonizzarle portando la loro cultura e la loro splendida arte.

 

L’acrolito di Apollo Aleo era sistemato nella cella del tempio a Punta Alice. Probabilmente la statua – in posizione seduta (si comprende dal fatto che un piede non poggia a terra) – raggiungeva i due metri di altezza ed era avvolto da un manto di stoffa. Sul cranio calvo era inserita una parrucca (che non è quella ritrovata a Punta Alice in quanto non corrispondono le misura), mentre le cavità orbitali erano riempite in osso e pasta vitrea e vi erano inserire le palpebre in bronzo come quella che è stata ritrovata ed esposta per la prima volta proprio a Cirò Marina.

Considerata l’importanza del reperto e per valorizzare al massimo questo evento culturale per l’intero territorio, il museo di Cirò Marina sarà aperto anche nei giorni di Pasqua e pasquetta dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20. L’acrolito resterà esposto fino al 15 aprile (si spera possa restare qualche giorno in più): il museo fino alla fine della mostra resterà aperto tutti i giorni sempre dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20.

Un consiglio ai dirigenti scolastici ed alle famiglie: andate a vederlo. Portateci gli alunni ed i figli. Per conoscere un po’ di più la nostra storia e prendere esempio di quello che possiamo essere.