Canapa, pianta ‘stupefacente’ per fare dalla carta alle batterie

Nome scientifico cannabis sativa. Qualcuno la chiama canapa o marijuana. Una pianta stupefacente. Sì, ma nel senso che vedendo quello che si può fare con la canapa si resta stupiti. Al di là delle applicazioni mediche e terapeutiche (che finalmente in Italia sono state riconosciute), la canapa ha centinaia di possibili utilizzi. Dalle foglie, dai semi, dallo stelo di questa pianta antica ma sconosciuta ai moderni se non per le sue ‘doti’ allucinogene, si può realizzare davvero di tutto: dalle fibre per tessuti all’olio per condire le insalate; ma anche saponi, pannelli e mattoni per l’edilizia, perfino la pasta.Canapa mappa

Per non parlare della carta prodotta con la cellulosa estratta dalla canapa. Le carte più pregiate dell’antichità sono di canapa; perfino la Costituzione degli Stati Uniti d’America è stata scritta su carta di canapa. Un ettaro di canapa produce tanta cellulosa quanto 4 ettari di pioppi. Altro utilizzo importante è quello nella zootecnia per le lettiere  degli animali. la canapa assorbe gli odori ed elimina i batteri. Questa pianta ha doti ‘stupefacenti’ anche per l’agricoltura: dove cresce non nascono più piante infestanti e si può fare a meno di anticrittogamici; inoltre le sue radici profonde permettono di areare il terreno e prepararlo per le cosiddette rotazioni nelle coltivazioni. e che dire delel applicazioni industriali? Dagli scarti di lavorazione della canapa si può realizzare oggi un materiale per supercondensatori con prestazioni superiori al grafene per le batterie. (leggi articolo).

Altro che marijuana, dunque! La cannabis sativa ha subito una demonizzazione da parte delle lobby del petrolio, dell’energia e della plastica che in questa pianta milleusi vedevano un nemico al loro business. Così, per evitare problemi, con la scusa delle sue proprietà stupefacenti derivati dalla presenza di un principio attivo  allucinogeno (THC), ne è stata vietata la coltivazione.

Solo che di cannabis non ne esiste una sola qualità, ma diverse cultivar (Carmagnola, Cs, Futura 75, Félina 35) che hanno una percentuale di Thc decisamente inferiore. Questo, finalmente, ha convinto anche il Ministero delle Politiche agricole italiano a permettere la coltivazione di canapa nel 1998. Solo che non esistevano ancora le macchine e gli strumenti per la lavorazione industriale. Grazie ad Assocanapa, ed al Cnr che hanno messo a punto uno speciale macchinario, in questi ultimi anni si sta sviluppando la coltivazione di canapa su grandi appezzamenti. Per coltivarla serve seminare la specie a basso contenuto di thc (inferiore allo 0,2%), informare il posto di polizia o di carabinieri più vicino, avere un contratto con il più vicino impianto di trasformazione e sostenere, almeno una volta all’anno,controlli per la verifica sulle piante.

La coltivazione della canapa, che può essere fatta anche tra gli ulivi o in convivenza con altre coltivazioni, è ad alta resa: un ettaro permette un guadagno di 1.500 euro a fronte di un costo minimo di manutenzione del campo non avendo la canapa bisogno di particolari attenzioni.

Mentre in Puglia si sono fatti tanti passi avanti con l’apertura anche di un centro di trasformazione, in Calabria al momento ci sono tre campi autorizzati dove si coltiva canapa: Mendicino, Riace e Petronà. In questi giorni, però, Assocanapa Calabria – guidata da Antonino Chiaramonte – si sta muovendo per promuovere ed estendere la coltivazione di canapa soprattutto nel crotonese. Anche in considerazione delle grandi estensioni terriere (la canapa può essere coltivata fino a 1.500 metri di altezza) e per una proprietà particolare di questa pianta: la capacità di metabolizzare i metalli pesanti nei terreni inquinati come quelli dell’area industriale crotonese. Decine gli agricoltori interessati e pronti a seminare nei loro campi la canapa.

 Giuseppe Pipita

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