Crotone, solo i tifosi meritano la Serie A


Vox populi, vox Dei. E se i tifosi del Crotone cantano in coro “è arrivata la retrocessione” qualcosa di vero ci sarà nonostante l’allenatore Davide Nicola continui ad essere ottimista. Purtroppo non può dire diversamente. Deve “credere nei giocatori che ci sono”. Ma ormai a dodici gare dalla fine con un ritardo di nove punti sul quart’ultimo posto (guarda la classifica) e la palese incapacità di giocare e vincere il coro degli ultras della Curva Sud è un epitaffio alla prima stagione in Serie A. Una stagione che finisce dove è cominciata: l’anno scorso la vittoria col Cagliari dava la certezza della serie A; domenica ha sancito che quella Serie A è troppo per la squadra calabrese. Troppo poco per i suoi tifosi, invece, che anche domenica hanno dimostrato di essere gli unici ad aver meritato la categoria con una protesta non rumorosa, ma efficace che ha indotto il presidente Vrenna a lasciare la panchina sulle note del coro “è arrivata la retrocessione”. Non si era mai visto prima Raffaele Vrenna andare via dallo stadio. 

In questa stagione funesta gli unici a essere promossi sono i tifosi del Crotone, quelli sempre presenti nelle trasferte e in casa: sotto il sole, la pioggia o il vento. Dopo aver visto perdere la squadra per la quinta volta consecutiva hanno iniziato a sventolare tutte le bandiere per cantare che la loro passione non crolla nonostante una squadra fatta con pochi soldi e lo spreco di denaro per uno stadio da smontare. Giusti e dovuti gli applausi ai ragazzi della Sud. 

Dal punto di vista calcistico, contro il Cagliari è stata persa l’occasione più ghiotta di ridurre a sei i punti dall’Empoli (che ha un calendario più complicato dei rossoblu), superare il Palermo fermato dalla Sampdoria e distaccare il Pescara dove è già finito l’effetto Zeman. Invece, dopo 35 minuti di un buon Crotone (anche grazie ad un Cagliari inesistente) ed il meritato vantaggio con Stoian sono riapparsi i fantasmi di sempre. E’ bastato un lampo nei sardi per mandare in tilt i rossoblu calabresi nel primo tempo. Poi, mentre nella ripresa il Crotone si affannava a produrre qualcosa, ma senza costrutto e qualità (a Rastelli è bastato fermare l’estro di Stoian e la potenza di Acosty) il Cagliari si è acceso di nuovo grazie al suo bomber, Borriello. Qualche minuto dopo l’ingresso in campo al posto di Padoin, il centravanti ha raccolto una corta respinta della difesa crotonese e da fuori area ha battuto Cordaz: “Avere uno come lui che entra in quel modo, fa a sportellate con i difensore, fa salire la squadra e poi si inventa quell’eurogol è un grande vantaggio per noi” ha detto di Borriello l’allenatore del Cagliari Massimo Rastelli.

Ecco la differenza è lì: le altre squadre hanno giocatori che quando entrano cambiano la gara, Nicola invece no. La sensazione è che, nonostante l’ottimismo apparente, già a gennaio con il mercato di riparazione così povero ci si fosse resi conto che “è arrivata la retrocessione”. Perché, anche se l’aritmetica non condanna il Crotone, i nove punti visti il gioco espresso dal Crotone diventano impossibili da recuperare.