Erika il medico ed il cinque ai piccoli profughi

Erika e i piccoli profughi

Erika e i piccoli profughi

Crotone, 23 settembre 2015. Questa forse non è una delle foto più belle scattate durante uno sbarco, ma la ritengo significativa. Lei, la donna in tuta bianca, è un medico dello Smom (Ordine di Malta) ed è letteralmente volata da Catania a Crotone per andare con una motovedetta a salvare un gruppo di 261 persone – tra cui tantissimi bambini – che stavano per affondare con la loro carretta del mare partita dalla Turchia e diretta verso l’Italia.

Si chiama Erika Barbagallo. Insieme ai militari della Capitaneria di Porto di Crotone è arrivata a 100 miglia dalla costa italiana per occuparsi delle condizioni di salute dei migranti. Tutti provenivano dalla Siria. Visto che dalla civile Europa dell’est, quella che ha sofferto la dittatura comunista e le pene dell’inferno, ora non li fanno più passare, i profughi hanno ripreso la via del mare. Dalla Turchia verso la Grecia, ma soprattutto l’Italia.

Erika più che da medico (visto che nonostante i due giorni in mare aperto e agitato i migranti erano in buone condizioni) ha fatto da supporto psicologico a mamme e bambini facendogli tornare il sorriso dopo un’avventura infernale.

Quando la motovedetta classe 300 della Capitaneria di porto di Crotone ha attraccato al porto, mamme e bambini hanno abbracciato Erika, le hanno dato il cinque o una carezza sul viso coperto dalla mascherina. Lei non li conosceva e li ha aiutati. Loro non sapevano chi fosse ed hanno trovato un’amica.

PS: mercoledì 23 settembre al porto di Crotone sono sbarcate 261 persone provenienti in gran parte dalla Siria. Uno sbarco anomalo, perché molti dei migranti avevano problemi di disabilità o ritardi psichici. Qualcuno, nella barca che li ha condotti verso l’Italia, aveva anche portato la sedia a rotelle.