Il bianco e nero della Calabria nelle foto di Arena

Calabria in Bianco e Nero

Oltre cento foto che raccontano una Calabria in bianco e nero che, in questo caso, non è solo una tecnica fotografica, ma la perfetta metafora di una regione.
“Calabria in bianco e nero” è proprio il titolo del libro fotografico di Franco Arena, reporter dell’Ansa e della Gazzetta del Sud, che con la Ediesse, casa editoriale della Cgil, ha realizzato una sorta di diario della sua attività fotogiornalistica mostrando le facce ‘nere’ della Calabria, ma anche sottolineando che queste macchie possono essere cancellate.

È un libro che fa incazzare, quello di Arena: attraverso le foto denuncia tutti i malanni della nostra regione, figli, purtroppo, di un modo di essere difficile da eradicare: quello ’ndranghetistico. Non sono immagini cruente: sono invece immagini simbolo che raccontano come la ’ndrangheta si sia infiltrata ovunque in Calabria.

Lo scrivono nella prefazione anche Michele Gravano e Giovanni Donato (segretari regionale e provinciale di Cosenza della Cgil) sottolineando che Arena racconta “in modo diretto e senza infingimenti la pervasività della ’ndrangheta e dell’illegalità nel tessuto socio-economico e nel territorio calabrese”. Lo sottolinea nell’introduzione il giornalista Arcangelo Badolati.

Il libro – realizzato in collaborazione con altri fotografi professionisti (Antonio Arena, Francesco Mazzitello, Massimiliano Palumbo, Giuseppe Pipita e Ugo Rendace) – propone immagini simbolo della violenza mafiosa contro l’uomo, la natura, l’ambiente. Contro la Calabria.
Immagini come la processione della Madonna sotto scorta a Sant’Onofrio, la piazza di Cetraro piena di gente mentre Berlinguer parla ai funerali di Giannino Lo Sardo ucciso dalla ’ndrangheta nel giugno 1980, la Jolly Rosso arenata in spiaggia con il suo carico velenoso. Immagini che rievocano il lato più oscuro della criminalità organizzata che uccide i bambini: Cocò a Cassano e Dodò a Crotone.
Ed ancora scatti che mostrano l’abusivismo edilizio ed il conseguente dissesto idrogeologico testimoniato dalle immagini delle frane di Cirò, Maierato, Cerzeto, Fagnano Castello.

Calabria in Bianco e Nero

La copertina del libro di Calabria in Bianco e Nero

Arena con le sue foto denuncia la violenza sull’ambiente della Calabria; spettacolari le immagini di pompieri in azione o esausti dopo aver spento incendi nei boschi silani; il bianco e nero descrive drammaticamente anche l’abbandono delle fabbriche a Crotone o della Marlane a Praia a Mare.
In questa parte ‘nera’ della Calabria ci sono il degrado delle bellezze naturali e storiche, l’emergenza rifiuti, le infrastrutture abbandonate (i pontili ex Sir a Lamezia, le stazioni ferroviarie della Sila, la statale 106, l’A3 Salerno-Reggio Calabria), lo sfruttamento degli esseri umani con le foto degli sbarchi a Crotone, dei Rom a Cosenza o degli extracomunitari a Rosarno.
Nella dicotomia tra bianco e nero, nel libro si alternano immagini delle bellezze calabresi e del degrado causato dall’abusivismo (da Le Castella e Capocolonna, all’ascensore per la spiaggia a Cetraro, alla villa a tre piani sull’arenile di Falerna), o dall’abbandono da parte dello Stato (scavi di Sibari allagati).

In tutto questo nero, nel libro spunta il bianco, la voglia di riscatto dei calabresi. Arena lo rappresenta con le immagini delle terre confiscate alla mafia ad Isola Capo Rizzuto, del parco archeologico di Locri, del porto di Gioia Tauro, del restauro dei bronzi di Riace, del lago di Ariamacina.

L’ultima immagine del libro è forse la più simbolica ed anche se in bianco e nero lascia immaginare i colori: il verde del prato ed il blu del cielo sui quali si staglia il campus universitario di Arcavata. Come a dire: la cultura è l’unico mezzo per sbarazzarsi della ’ndrangheta e ridare colore alla Calabria.