Lo sbarco delle famiglie. Freddo, paura e carezze

Il primo a scendere è un bambino. Trema. Di freddo e paura. Ha freddo perché è bagnato fradicio, paura perché si trova tra gente mai vista prima mentre intorno ci sono lampeggianti e militari. Bastano poche carezze di una volontaria della Croce Rossa Italiana e il piccolo sorride. Un altro volontario, della Misericordia di Isola Capo Rizzuto, gli porta una coperta termica. Il bambino si calma e guarda dietro di lui. Ce ne sono altri ventuno. Tutti infreddoliti ed impauriti. Tutti avranno vestiti caldi e asciutti, acqua e coperte. Sono bambini scappati dall’orrore della guerra in Siria.

Si abbracciano alle loro madri sfinite. Hanno fatto da sette a dieci giorni di viaggio prima di essere soccorsi nel pomeriggio di domenica 14 settembre a 50 miglia da Capo Rizzuto. Erano partiti dalla Grecia, raggiunta dopo mille peripezie attraverso la Turchia. La loro rotta diretta verso la Calabria ha eluso i controlli dell’operazione Mare Nostrum. La loro fortuna è stata essere arrivati a Crotone. Perché tutto si può dire di questa città, ma non che non sia accogliente con chi soffre. Soprattutto l’esperienza maturata negli anni fa in modo che questo tipo di soccorso non sia improvvisato.

Sono bambini fuggiti via insieme alle loro famiglie, spesso benestanti, ma ormai impossibilitate a vivere in quella terra martoriata. Hanno scelto la fuga, hanno deciso di affrontare un viaggio pieno di pericoli ed incerto pur di dare un futuro ai loro figli. Anche a quelli appena nati. Il racconto di questa sofferenza è negli occhi di un papà che appena mette piede sulla terraferma prende in braccio il suo bambino e si lascia andare ad un pianto disperato; poi siede su una panchina e quando vede arrivare la moglie con in braccio l’altro figlio di pochi mesi, sorride.

Immagini che commuovono. Come quella di un bambino che, nell’autoambulanza, stringe la mano della mamma adagiata sulla barella mentre le lacrime gli segnano il volto. Il piccolo, forse di 10 anni, poi vede la sua borsa tra i bagagli accatastati sulla banchina e in perfetto inglese urla: my bag. Esce dal mezzo e va prenderla nonostante qualche agente della finanza tenti di scoraggiarlo. Dentro ha il suo pc. Forse ci saranno i suoi giochi, le foto di casa, i ricordi della sua terra. Abbraccia il suo pc, chiede notizie dello zio che è salito sul pullman. Poi va a riabbracciare la mamma.

I 111 siriani giunti a Crotone saranno ospitati presso il centro di accoglienza di Sant’Anna, mentre i minori con le famiglie andranno in strutture apposite nella provincia.

Giuseppe Pipita