Nei campi del crotonese tra piante di canapa ‘stupefacenti’


Cresce dritta e alta. Verde, colora i campi dipinti di oro del crotonese.

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Dal mare alle colline, fino a quasi alla Sila. Cresce ovunque, con poca acqua e poca cura. Esattamente a tre mesi dalla prima semina ha già raggiunto altezze considerevoli ed avrà tempo fino a settembre per crescere ancora. Sono tredici i campi di canapa sativa nel crotonese. Le prime semine sono avvenute tra il 21 ed il 28 aprile scorso nei terreni i cui proprietari hanno aderito all’associazione ‘Il Punto Verde’ presieduta da Antonino Chiaramonte, delegato regionale di Assocanapa.

SONO una quarantina in tutto gli ettari coltivati a canapa sativa nella zona del crotonese. La specie seminata è la canapa sativa Futura 75. Ne siamo andati a visitare due: il primo campo è quello a Marinella di Capo Rizzuto. Stiamo parlando di circa due ettari che sono stati seminati il 21 aprile scorso. Questo è il primo seminato in Calabria nel 2015. A seguire l’altro campo, di sei ettari, dove la semina è avvenuta una settimana dopo. La semina è proseguita su altri campi: due ettari a Strongoli, due a Cirò Marina, ben dieci a Roccabernarda, quattro a Cutro; salendo verso la Sila ne troviamo uno a Castelsilano, due a San Giovanni in Fiore, uno sui monti intorno all’Ampollino; nelle vicinanze della provincia sono stati seminati a canapa tre ettari a Scala Coeli, due a Cariati, uno a Sersale.

canapa2La Coltivazione della canapa è legale purché si tratti della pianta con basso contenuto di Thc, il principio attivo allucinogeno. I campi ‘legali’ sono seminati con la canapa sativa; va comunque fatta una comunicazione alle forze dell’ordine. Si tratta di una coltivazione antica  (se ne parla addirittura nei Sutra del buddismo) messa al bando per anni grazie ad una campagna mediatica promossa dalle lobby del petrolio. La canapa, infatti, spesso confusa con la marijuana (una pianta della stessa specie ma con Thc più alto e la cui coltivazione è vietata) è uno scrigno pieno di tesori. Già la coltivazione produce effetti benefici per i terreni essendo  una pianta che elimina le infestanti, allontana gli insetti e, soprattutto, bonifica i terreni da eventuali inquinanti. Il suo ciclo di coltivazione, da aprile a settembre, permette un’ottima rotazione dei terreni. Dalla canapa si produce dai tessuti, alla carta, dall’olio alla farina, dai mattoni ai cosmetici, dai combustibili alle bobine per le stampanti 3D. Tutto naturale, tutto senza agenti chimici. La canapa usata in edilizia permette anche l’assorbimento della CO2 e quindi di abitare in case con l’aria più pulita.

QUELLA di Crotone è l’area con il maggior numero di ettari coltivati a canapa in Calabria: circa 40 sui cento totali della regione. Un risultato il cui merito va anche a Luigi Critelli, vicepresidente de ‘il Punto Verde’, che si spende per la causa andando in giro per campi a spiegare le virtù della canapa.
Proprio con Critelli siamo andati a vedere i primi campi di canapa del crotonese.

canapa6SI COMINCIA da Marinella di Capo Rizzuto. Poco distante dall’Eremo, sulla collina appare – in contrasto con i terreni brulli – una macchia di colore verde vivo. È il primo campo di canapa seminato in Calabria e cresciuto nel crotonese. Siamo sul terreno di Giuseppe Vallone, un ragazzo che ha ereditato la passione per l’agricoltura dal papà Vincenzo e che ha voluto sperimentare questa coltivazione per vedere se funziona. Lo ha fatto, peraltro, in una zona difficile con terreno duro. I risultati però sono soddisfacenti. Le piante di canapa raggiungono già quasi i due metri e per settembre si auspica un buon raccolto.

ANCORA più spettacolare, tra angurie e pomodori, è il campo di Gabella: sei ettari di canapa quasi alla foce del Neto; qui, forse anche per la ricchezza d’acqua di un terreno sicuramente più morbido di quello di Marinella, le piante hanno raggiunto considerevoli altezze.

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Luigi Critelli

Questa canapa, che fine farà? E quando ci si guadagna? “Seminare un campo – spiega Critelli – costa circa 200/300 euro ad ettaro; il raccolto viene pagato a 15 euro al quintale e solitamente si fanno circa 2.000 euro ad ettaro. Considerato che la canapa non ha bisogno di grandi attenzioni e che chi ha già le macchine può usarle senza problemi, l’investimento è già buono. Come da accordi presi al momento della vendita del seme, la canapa prodotta in questa prima fase finirà nella maggior parte all’impianto di lavorazione della South Hemp di Taranto; una piccola parte ci servirà per iniziare le sperimentazioni in loco”.

IL VERO guadagno della coltivazione della canapa, infatti, è nella filiera. “Il fine dell’associazione Il Punto verde – dice Critelli -, infatti, è quello di creare la filiera corta. Ossia coltivare la canapa e sfruttarne qui i prodotti derivati: iniziare a produrre i semi dai quali si ricava l’olio o la farina; ma anche avviare la realizzazione di tutto quello che è possibile fare con la canapa per l’edilizia”.

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LA SPERIMENTAZIONE, a dire il vero, è già iniziata: nel crotonese sono diverse le aziende nelle quali si lavora la canapa per scopi alimentari. Come Antiche macinazioni di Belvedere Spinello dove, grazie al mulino in pietra, è stata già prodotta la farina di canapa ed il pane; l’azienda Astorino produce la pasta secca di canapa, mentre Nonna Maria quella fresca. Nei ristoranti La Zagara ed Armirò si può mangiare un menu a base di prodotti fatti con la canapa; sul lungomare di Crotone, all’Ice Cream 2000 c’è anche il gelato di canapa.

“IL NOSTRO scopo – dice Critelli – è restituire a questa pianta la dignità che merita, farla conoscere meglio e sfatare la nomea che gli è stata appiccicata addosso per favorire l’uso di petrolio e plastica. Per questo abbiamo anche pensato ad una iniziativa particolare: a chi si iscriverà all’associazione daremo una piantina da tenere a casa per abituare le famiglie a riscoprire questa pianta meravigliosa”. Forse è più appropriato dire: stupefacente.