Occupy Capocolonna, la Digos sgombra il cantiere

Calano le ombre della sera sul promontorio di Capocolonna. Non cala, però, la voglia di combattere a difesa della storia. Nonostante la Digos, nonostante la tecnica del divide et impera attuata dallo Stato sordo davanti ai suoi cittadini che chiedono solo il rispetto della storia.

Con il calare delle tenebre è arrivata anche la Digos, giovedì sera, a Capocolonna. Arrivata a sgomberare il cantiere occupato da un gruppo di cittadini che stavano difendendo la storia testimoniata da antichi resti di un foro romano. Resti  che chi dovrebbe tutelarli e  promuoverli decide di nascondere sottoterra con un progetto osceno: realizzarvi sopra un parcheggio.

capocolonna5Il gruppo ha lasciato pacificamente l’area occupata e si è spostato all’esterno della recinzione. Qui si trascorrerà un’altra notte all’aperto (la terza) per continuare a protestare contro quel progetto redatto nientepopodimenoche dalla direttrice del Parco archeologico, Maria Grazia Aisa insieme con gli architetti Vincenzo Ammendolia ed Elisabetta Dominianni. Quest’ultima alto dirigente del Comune di Crotone, vicina all’Amministrazione che, proprio per questo, della vicenda se n’è lavata pilatescamente le mani, come spesso accade nelle questioni importanti. Il rup del progetto è invece direttamente la Soprintendente archeologica della Calabria, Simonetta Bonomi. Una cosa fatta tutta tra loro insomma.

Il progetto, come è scritto nel bando, riguarda l’ampliamento delle conoscenze della realtà archeologica e messa in sicurezza delle strutture archeologiche riportate in luce. In pratica, però, è la realizzazione di un parcheggio di 30 metri per 15 su un’area sotto la quale sono stati ritrovati i resti dell’antico foro romano. Quando sono stati eseguiti gli scavi (la parte di ampliamento delle conoscenze) è venuto fuori un intero porticato ad L con due colonnati (naturalmente si vedono solo le basi delle colonne) che se ben tutelate e valorizzate potevano rappresentare un’attrattiva interessante.

Però, però… C’era la chiesa da privilegiare. Il santuario aveva bisogno del parcheggio per fare venire più gente, per accogliere i cortei dei matrimoni ed evitare che si dovessero fare duecento metri a piedi. Ed allora la “messa in sicurezza delle realtà archeologiche” è consistita nell’interramento di quanto rinvenuto e in una colata di cemento come base del parcheggio. 

Paradossalmente non ha senso neppure il parcheggio perché la strada per arrivare alla chiesa è vietata al traffico. Ma siamo in Italia e si fa un parcheggio dove le auto non potrebbero arrivare. 

Il mosaico dei delfini durante lo scavo del 2003 prima di essere ricoperto

Il mosaico dei delfini durante lo scavo del 2003 prima di essere ricoperto

D’altronde, a Crotone, quando bisogna tutelare i siti archeologici si decide di coprirli con terra e cemento. E’ accaduto con i resti dell’antica Kroton rinvenuti sotto la curva Nord dello stadio di calcio, con la necropoli di una delle prime chiese cristiane nella città trovate  in piazza Villaroja, con la una domus romana in via Discesa fosso ed anche con il mosaico dei delfini che si trova proprio nel parco archeologico di Capocolonna.

Ci stanno provando anche a Capocolonna. Il cemento ha già invaso più di metà del piazzale prima che arrivasse la protesta a bloccarlo. Solo una parte di una colonna del porticato, più alta rispetto al piano di parcheggio, si è salvata dal cemento. Fa capire quello di bello che c’è nascosto sotto quella landa grigia e fredda. Purtroppo, però, si doveva fare il parcheggio per accontentare il rettore del santuario e non era possibile pensare a forme alternative di sistemazione dell’area per renderla fruibile.

Da martedì 13 gennaio, a mettere i bastoni tra le ruote al progetto, però, c’è un gruppo di ‘cittadini con l’elmetto’ che sta trascorrendo notte e giorno nel cantiere, incurante delle minacce e delle denunce. Persone di estrazione sociale la più disparata, gente comune che non vuole stare più al gioco dei potenti e non vuole più vedersi mettere i piedi in faccia. Gente che ha portato le sdraio per occupare il cantiere, godendosi il sole di giorno e la meraviglia notturna del cielo stellato nella notte. La prossima sarà la terza che passano lì. Non hanno intenzione di andarsene, nonostante la Digos che è stata mandata a cacciarli dal cantiere con la minaccia di una denuncia per occupazione abusiva del cantiere. Un cantiere, dove è bene dirlo, non si vede alcun cartello che vieti l’ingresso né segnaletica di cantiere (per questo la Soprintendenza sarebbe stata multata mercoledì dall’ispettorato del lavoro). Loro, i cittadini con l’elmetto, saranno ancora lì, domattina, quando arriveranno le betoniere per completare l’opera ignorante di distruzione della storia.

Per difendere la nostra storia, appuntamento per sabato 17 gennaio alle ore 11 al Parco archeologico di Capocolonna dove è prevista una manifestazione pubblica.